Finalmente MetaQuotes ha rilasciato una nuova versione di MetaTrader 5 con nuove funzioni AI.
Ma questo aggiornamento è diverso. Perché questa volta l’assistente entra direttamente nello Strategy Tester.
Adesso recupera i risultati dei backtest, legge i report prodotti dal tester, apre i log dell’Expert Advisor e può avviare le ottimizzazioni dei parametri.
Tradotto: la macchina non scrive più soltanto il codice.
Fa anche gli esperimenti.
Ho passato un pomeriggio a metterla al lavoro su una strategia vera partendo da un paper: le ho fatto scrivere un Expert Advisor, fare i backtest e un ciclo di ottimizzazione.
In questo pezzo ti racconto cosa è uscito dall’aggiornamento, cosa ha fatto davvero quando le ho dato dei “compiti seri”.
Partiamo.
Cosa cambia
L’AI Assistant dentro MetaTrader 5 non è nato con questa build: c’era già da luglio, insieme al supporto MCP. Quello che è cambiato adesso è cosa gli è permesso toccare.
Quattro cose, e conviene leggerle una per volta perché sembrano tecniche e non lo sono.
La prima: può recuperare i report dello Strategy Tester.
Non glieli incolli tu.
Va a prendersi i risultati dei test e delle ottimizzazioni che sono già in memoria, li confronta, misura le differenze tra una configurazione e l’altra e segnala dove qualcosa non torna.
La seconda: può lanciare le ottimizzazioni.
Imposta i parametri da far variare, il criterio, il range, e manda in esecuzione centinaia di simulazioni.
La terza: può leggere le impostazioni correnti del tester.
Quale Expert Advisor è caricato, su quale simbolo, su quale periodo, con quale deposito e quale leva.
La quarta, la più sottovalutata: può leggere i log prodotti dall’Expert Advisor e quindi, se il sistema registra abbastanza informazioni, ricostruire operazione per operazione cosa è successo e perché.
E ovviamente può scrivere codice (indicatori, strategie) nel linguaggio proprietario MQL5.
La stampa di settore l’ha sintetizzata con un’immagine che rende bene l’idea: l’AI Assistant è appena diventata il collaudatore dei bot che scrive lei stessa.
Scrive il pezzo e poi lo mette al banco di prova.
C’è poi una configurazione interessante: il motore è intercambiabile.
Dentro le opzioni scegli il provider: c’è il modello gratuito di MQL5, ma puoi collegare la tua chiave di OpenAI, Anthropic, Gemini, DeepSeek, Perplexity (e tanti altri).
Tramite MCP puoi attaccare al terminale agenti esterni: Claude Code, Codex, Cursor.
Mille miliardi di token in tre settimane
Tre settimane dopo il rilascio di luglio, MetaQuotes ha annunciato che gli utenti avevano superato mille miliardi di token processati. Solo sul modello gratuito, quello incluso.
Un token è l’unità di testo con cui un modello legge quello che gli scrivi. Mille miliardi, per capirci, corrispondono all’incirca a nove milioni di libri da ottantamila parole.
O settemila anni di lettura ininterrotta, duecento parole al minuto, senza mai dormire!
In tre settimane.
Ti dice una cosa sola, e non riguarda il software: questa roba non è una funzione per smanettoni che la provano e la abbandonano. È già entrata nel flusso di lavoro quotidiano di un numero enorme di persone, molte delle quali fino a due mesi fa non avevano mai scritto una riga di MQL5 in vita loro.
Ti lascio al video:
Una piccola riflessione personale
C’è una cosa che questa mattina mi ha fatto riflettere, forse perché MetaTrader è stata una delle prime piattaforme con cui mi sono avvicinato ai mercati finanziari e ai trading system.
Un Expert Advisor come quello che oggi puoi farti scrivere in pochi minuti, con un filtro di trend, un paio di condizioni di ingresso, due di uscita e un minimo di gestione della posizione, anni fa non mi richiedeva dieci minuti.
Mi richiedeva giorni. Spesso settimane.
E la cosa curiosa è che la parte lunga non era quasi mai la logica in sé.
Quella, facendo il programmatore da ormai più di diciotto anni, la buttavi giù abbastanza velocemente.
Il tempo lo perdevi su tutto il resto.
Scoprivi magari che il backtest era bellissimo perché stavi valutando una condizione sulla candela ancora in formazione e quindi, in reale, stavi usando un’informazione che in quel momento non avevi ancora.
Oppure l’ordine veniva rifiutato perché lo stop era troppo vicino al prezzo e il broker non lo accettava.
Oppure avevi calcolato male il volume e su uno strumento diverso da quello che usavi di solito ti ritrovavi con una posizione dieci volte più grande del previsto.
Oppure ancora il sistema continuava ad aprire posizioni perché ti eri dimenticato di controllare se ce n’era già una aperta.
Sono tutte cose che ho imparato nel modo peggiore, cioè sbagliando e poi passando ore a capire perché i numeri non tornavano.
Ma alla fine quelle ore non servivano davvero a scrivere codice.
Servivano a capire meglio quello che stavi facendo.
A stressare la strategia.
A chiederti cosa sarebbe successo in condizioni diverse.
A guardare una equity line troppo bella e pensare subito: qui c’è qualcosa che non torna.
Questa, secondo me, è una delle cose più importanti che ti rimangono dopo tanti anni.
Non tanto sapere come scrivere il codice ma sviluppare quel sospetto, quella sensibilità, quando qualcosa sembra troppo facile o troppo perfetto.
Ed è anche la parte che rischia di perdersi un po’ adesso che creare Expert Advisor è diventato così semplice.
Perché forse la situazione peggiore non è non riuscire a costruire un sistema automatico. È riuscire a costruirlo in cinque minuti, vedere un bel backtest, metterlo live e non sapere esattamente perché sta facendo quello che sta facendo.
È un po’ come quando compri uno di quei bot automatici online che promettono rendimenti assurdi.
Finché va bene, tutto bello.
Poi inizia a perdere e ti accorgi che hai davanti una scatola nera.
Non sai perché è entrato.
Non sai perché è uscito.
Non sai se quello che sta succedendo è “normale” oppure se c’è qualcosa che non funziona.
Non sai se spegnerlo o lasciarlo acceso.
E intanto il conto scende.
Ed è qui che torno al numero di prima: mille miliardi di token in tre settimane.
Non è soltanto un dato sul software.
Vuol dire anche che in questo momento stanno nascendo una quantità enorme di strategie automatiche, scritte, testate e modificate da persone che fino a ieri erano praticamente tagliate fuori da questo mondo perché non sapevano programmare.
E secondo me questa è una cosa positiva.
Non ho nessuna voglia di difendere una competenza solo perché a me è costata anni per impararla.
Nel 2007 Aronson scriveva una cosa interessante.
Diceva, in sostanza, che l’analista tecnico che rifiutava il data mining era come un tassista che si ostinava a usare una carrozza a cavalli.
Il punto era che i personal computer stavano rendendo accessibili ai singoli strumenti che fino a pochi anni prima erano quasi esclusivamente nelle mani degli istituzionali.
Oggi sta succedendo qualcosa di simile. Solo che questa volta la barriera che sta cadendo è quella della programmazione e dei tecnicismi.
Puoi descrivere una strategia a parole e pochi minuti dopo avere una prima versione funzionante.
Puoi modificarla, fare debugging, testarla, cambiare condizioni, aggiungere filtri.
Tutto molto più velocemente di prima.
Ma il fatto che sia diventato più facile costruire una strategia non significa che sia diventato più facile capire se quella strategia ha davvero senso.
Anzi, forse il rischio è proprio quello.
Arrivare molto più velocemente a un risultato che sembra buono, senza essersi fatti abbastanza domande nel percorso.
Quindi sì, secondo me ha assolutamente senso usare questi strumenti.
Farsi scrivere un Expert Advisor, provare idee, velocizzare tutta la parte meccanica.
Ma alcune cose restano comunque in mano tua.
Devi decidere prima cosa consideri un risultato accettabile.
Quanti trade vuoi vedere.
Quale drawdown massimo sei disposto a sopportare.
Quanto deve essere stabile il comportamento del sistema.
E soprattutto devi cercare di decidere queste cose prima di sapere come è andato il backtest.
Quello che resta è il giudizio e la messa in live.
E quella, purtroppo o per fortuna, è ancora la parte che devi costruirti da solo.
Ci risentiamo presto.
Un abbraccio,
Damiano
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Questo articolo è uscito prima nella newsletter di Damiano su Substack.




